A chi, nella situazione attuale, vede solo le difficoltà e gli inciampi della grande costruzione europea, mi sento di rivolgere un invito a guardare non solo alle battute di arresto ma anche agli incredibili successi di settant’anni di vita pacifica, di crescita dei diritti e della democrazia e di sviluppo sociale ed economico. I nostri Paesi senza l’Europa sarebbero piccoli e soli di fronte alle altre grandi potenze – vecchie e nuove – che si affacciano sulla scena della storia.

Negli anni della legislatura, 2013-2018,  ho avuto l’onore di essere membro della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa assumendo nel 2014 la carica di Presidente della stessa Delegazione, nel 2015 quella di Capogruppo dei Socialisti, Democratici e Verdi nella stessa Assemblea e infine nel gennaio 2018 quella di Presidente dell’intera Assemblea. È  la seconda volta che  un italiano  presiede l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa da quando è stata creata 69 anni fa. Il primo è stato Giuseppe Vedovato, studioso di diritto internazionale, parlamentare e poi sottosegretario.

La mia presidenza vuole collocarsi nella scia di Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli, che, nelle carceri fasciste, hanno maturato la convinzione che per la difesa dei diritti delle persone fosse necessario un sistema sovranazionale. Come diceva Spinelli “l’Europa non cade dal cielo”: riposa sul nostro impegno. Il compito dell’Assemblea Parlamentare è di proporre un’Europa sempre più unita, come strumento per affermare i valori della difesa dei diritti umani, della democrazia e della legalità

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU)

 
Alle origini del Consiglio d’Europa c’è la Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo, sottoscritta a Roma nel 1950 a Palazzo Barberini.
Nel 65° anniversario la abbiamo voluta celebrare con il Presidente della Repubblica e i Presidenti di Camera e Senato. A distanza di molti anni è ancora il nostro faro in materia di diritti umani: con l’abolizione della pena di morte, con l’introduzione del reato di tortura, con la lotta ad ogni forma di discriminazione razziale, sessuale, religiosa, politica è di grande aiuto nella legislazione dei nostri 47 Paesi. L’Europa soffre ancora di troppe violazioni: dalle donne ai bambini, dai migranti ai rifugiati, dai malati agli anziani, ai detenuti e a molti altri ancora. Le nostre Costituzioni sono spesso ottime, ma il nostro sistema di tutele si è indebolito fortemente negli anni della crisi economica e all’Ovest come all’Est vi sono rigurgiti di razzismo e xenofobia, antisemitismo e islamofobia.
Basterebbe questo a giustificare l’importanza della Convenzione europea dei diritti umani e della Corte Europea di Strasburgo, che giustamente è stata definita la “coscienza dell’Europa”. Non bastano infatti le dichiarazioni dei diritti, servono anche gli strumenti che li tutelano e la Corte è certamente uno di questi. Le sue sentenze sono servite moltissimo al nostro Paese per migliorare le condizioni di vita delle persone più deboli: dalle donne ai minori, dalle minoranze religiose a quelle sessuali, dai migranti ai detenuti. Nella convinzione che ogni essere umano ha una dignità infinita.

La Carta Sociale Europea 

Accanto alla Convenzione dei Diritti dell’Uomo, il Consiglio d’Europa ha prodotto un altro strumento essenziale: la Carta Sociale Europea che si occupa dei diritti sociali. Dal cibo all’alloggio, dal lavoro all’assistenza sanitaria, dall’educazione alla previdenza sociale. Senza condizioni di vita dignitose nessun essere umano può essere davvero libero e può essere un buon cittadino. La profonda crisi economica che ha colpito l’Europa nel corso degli ultimi anni ha provocato crisi sociali che rischiano di mettere a repentaglio i valori che costituiscono il fondamento della costruzione europea. L’Europa saprà reagire alla crisi solo se ripartirà dalle sue origini, dal suo voler essere luogo di convivenza pacifica e di tutela dei diritti fondamentali di ogni persona e quindi dalla sua dimensione umanistica e sociale, che dovrà porre al centro di tutte le sue attività. Per realizzare questo obiettivo, la Carta sociale europea, la carta dei “dritti sociali fondamentali “, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile. Nel 2014, come Relatore Generale alla  Conferenza di alto livello sulla Carta Sociale Europea a Torino con la partecipazione di molti ministri e parlamentari europei, ho ribadito che i diritti sociali sono parte integrante del modello sociale europeo e sono un prerequisito per l’effettivo godimento dei diritti civili e politici.
Dopo alcuni anni di insistenza anche l’Unione Europea finalmente ha compreso che la sua politica non può essere solo basata sul rigore finanziario ma ha bisogno di sviluppo e di forti politiche sociali. Finalmente nella Conferenza di Goteborg del novembre 2017 è stato costruito il “pilastro sociale” dell’Unione Europea e nella premessa della Dichiarazione finale è menzionata la Carta Sociale Europea come riferimento fondamentale.

Convenzione di Istanbul: prevenzione e lotta alla violenza contro le donne

Quando pensiamo alla violazioni dei diritti umani pensiamo ad atti che avvengono lontani da noi, in Paesi autoritari, nei confronti di minoranze più o meno perseguitate. Invece tra le violazioni dei diritti umani ci sono anche le violenze contro le donne, che sono tragicamente all’ordine del giorno anche nel nostro Paese e che avvengono nelle nostre case e in ambienti apparentemente protetti.
Ogni forma di violenza contro le donne è condannata come grave violazione dei diritti umani da una delle più belle convenzioni del Consiglio d’Europa, la Convenzione di Istanbul.
L’Italia ha approvato questa Convenzione nel 2013 come primo atto parlamentare di questa legislatura e la Delegazione italiana al Consiglio d’Europa ha voluto lanciare fin dall’inizio una serie di iniziative per far conoscere la Convenzione di Istanbul. In particolare abbiamo promosso un Premio per la migliore tesi, di dottorato e magistrale, sul tema del contrasto alla violenza contro le donne. Il premio ha come finalità quella di promuovere nel mondo accademico e tra i giovani la conoscenza della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica.
Alle due edizioni del Premio hanno partecipato decine di giovani laureati e dottori di ricerca provenienti da tutte le università italiane. Grazie al Premio le vincitrici hanno potuto svolgere uno stage a Strasburgo per approfondire i loro studi e le loro competenze.

Dopo Dublino: Status europeo del rifugiato

L’immigrazione è la grande sfida dei nostri tempi. All’Italia è stato riconosciuto il ruolo fondamentale svolto in questi anni nel far fronte ai flussi migratori come Paese di transito e nell’accoglienza di quanti fuggono da guerre e disperazione. Ma sono stati anche anni dove sono cresciuti nuovi muri, barriere, chiusure tra gli stati membri contro l’immigrazione. Nel mio Rapporto al Consiglio d’Europa approvato a larga maggioranza nel 2015 sul superamento del Regolamento di Dublino, chiedevo di rivedere il principio secondo cui è il primo Stato di ingresso a dover esaminare la richiesta di asilo; di affermare il principio del mutuo riconoscimento e dello status europeo di rifugiato; la tutela dei diritti dei richiedenti asilo, con attenzione alle loro preferenze, ai legami familiari ; più cooperazione europea in assistenza ed equa distribuzione tra gli Stati membri. Quando ho presentato il mio rapporto, la revisione del Regolamento di Dublino era un argomento sul quale era difficile trovare una convergenza comune tra diversi Paesi, per i leader europei era preferibile non parlarne per non perdere elettorato. Sembrava impossibile pensare di arrivare ad una soluzione che avesse al centro il principio di solidarietà europea, sulle politiche migratorie prevaleva l’egoismo nazionale. Guardo ora invece con un po’ di orgoglio e di speranza se penso ai passi in avanti degli ultimi anni: la presa di posizione , prima della Merkel , con l’accoglienza dei rifugiati siriani, poi del Parlamento Europeo negli scorsi mesi con una risoluzione che insiste e riprende anche alcuni punti che avevo sollevato nel mio rapporto, infine con Juncker che con forza ha ribadito la necessità di rispettare l’obbligo di ricollocamento per quote in tutti gli stati membri. Le resistenze di alcuni Paesi sono ancora fortissime, ma la via per una maggiore solidarietà europea è tracciata.

Trasparenza nell’azione politica “Promuovere l’integrità nella governance per combattere la corruzione politica”.

Battersi per i diritti vuol dire battersi per la legalità.
E quindi combattere il cancro della democrazia che è la corruzione.
La corruzione si può battere, nessun paese è condannato ad avere una corruzione diffusa e perpetua. Serve però un’azione congiunta delle istituzioni politiche ed educative, della società civile e delle classi dirigenti. È necessaria trasparenza negli appalti e negli incarichi, serve una regolazione delle lobbies, dei finanziamenti dei partiti e dei processi di selezione dei candidati. Sono essenziali una forte etica civile e un forte impegno educativo e culturale.
Nel 2017 è stato approvato un mio Rapporto sulle strategie anticorruzione basato sullo studio di numerosi Paesi europei. Nel Rapporto si invitano i governi a promuovere l’integrità e la trasparenza a tutti i livelli della vita pubblica  con l’istituzione di organismi indipendenti di supervisione e regolazione delle attività di lobby e la creazione di un network Ue delle autorità anti corruzione. Si propongono anche norme necessarie a favorire la trasparenza e a perseguire i comportamenti corruttivi parlamentari senza ricorrere alla protezione dell’immunità parlamentare.  Sulla base di questo lavoro sono stato primo firmatario di una proposta per introdurre il primo Codice di condotta alla Camera dei Deputati in linea con quanto avviene negli altri Paesi Europei. Sulla base di questo impulso la Camera ha adottato per la prima volta il Codice di Condotta in questa legislatura.
Il Rapporto è stato presentato a Roma con il Presidente del Senato Pietro Grasso e il Presidente dell’ANAC Raffaele Cantone e rappresentanti di organismi internazionali come l’OSCE e il GRECO, piattaforma anti corruzione del Consiglio d’Europa.

Un summit Ue per affrontare le nuove sfide

L’ultimo mio impegno a Strasburgo è stato il lancio della proposta di un Summit tra i Capi di Stato e di Governo dei 47 Paesi. I grandi problemi che abbiamo di fronte – le tensioni tra Russia e Ucraina, la difficile situazione della democrazia in Turchia, la fatica dello Stato di diritto in molti Paesi dell’Europa orientale, il terrorismo e la xenofobia – richiedono un nuovo, solenne impegno al massimo livello per riaffermare l’importanza di una grande comunità paneuropea unita dalla Convenzione dei Diritti dell’Uomo e dalla protezione della Corte.
Serve uno straordinario sforzo unitario per vincere il nazionalismo e le chiusure e per evitare che si ricostruiscano sul suolo europeo nuovi muri e nuove barriere.
Al rilancio di questo grande progetto di unità europea dall’Atlantico agli Urali per la tutela dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto dobbiamo impegnare le nostre energie. In questo lavoro sappiamo di avere uno straordinario alleato: i giovani europei che hanno gustato e gustano la bellezza di vivere in un continente senza muri e non vogliono tornare indietro.
Noi dobbiamo essere dalla loro parte.

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