La situazione in Libia continua ad essere una delle principali preoccupazioni del nostro Paese e dell’intera comunità internazionale.

Dopo la caduta di Gheddafi e anni di guerra civile, aggravati dall’infiltrazione di Al Qaeda, anche grazie al sostegno del nostro Paese, è nato il governo di unità nazionale presieduto da Al Sarraj e riconosciuto dalle Nazioni Unite con la risoluzione 2259 del dicembre 2015, adottata all’unanimità, con cui si invitano gli Stati membri a prestare l’assistenza necessaria eventualmente richiesta dal governo libico per stabilizzare il Paese.

Il governo di Al Sarraj è ben lungi dal riuscire a controllare l’intero Paese e deve fare i conti con altre personalità politiche quali il generale Haftar, dotato di un proprio esercito e una propria influenza in particolare nella parte Est del Paese, anche grazie al sostegno di altri Paesi quali la Francia e l’Egitto.

Ma nonostante questi evidenti debolezze e la necessità di coinvolgere in ogni progetto di stabilizzazione della Libia tutte le componenti della società libica, il governo Sarraj rimane l’interlocutore riconosciuto ed è essenziale sostenerne, come previsto dalla risoluzione dell’ONU, l’opera di pacificazione.

La stabilizzazione della Libia è di fondamentale importanza non solo per la popolazione locale ma anche per la gestione del fenomeno migratorio, in quanto la maggior parte dei flussi dall’Africa transita da lì. Purtroppo, in certe zone, l’economia libica è in gran parte basata sul traffico e lo sfruttamento di esseri umani e questo fenomeno va combattuto con serietà e rigore per rispetto innanzitutto nei confronti delle persone trafficate, oggetto non solo di sfruttamento economico ma spesso anche di violenze.

Partendo da questi presupposti, sia gli Stati europei, attraverso accordi bilaterali, che l’Unione Europea, attraverso alcune operazioni tra cui Triton e Sophia, sono intervenuti per sostenere lo sforzo di una migliore gestione delle frontiere.

Gli sforzi non si sono però dimostrati sufficienti e per questo si è deciso di rafforzare l’impegno a sostegno della guardia costiera libica finalizzato a sostenere le attività di controllo e contrasto all’immigrazione illegale e del traffico di esseri umani. L’operazione è stata richiesta dalle stesse autorità libiche e il nostro Paese ha inteso rispondere positivamente e con spirito di collaborazione e solidarietà.

L’intervento, in particolare, intende migliorare e rafforzare la capacità del Governo libico di assumere proprie iniziative contro gli scafisti e i trafficanti di esseri umani grazie ad una rinnovata capacità di controllo del territorio nazionale e delle frontiere.

L’operazione, analogamente alle precedenti, intende sostenere e rafforzare la sovranità libica anche in considerazione dei positivi riflessi che da un pieno esercizio della sovranità stessa derivano al nostro Paese (riduzione dei flussi migratori illegali).

In questa direzione la Camera ha approvato la deliberazione del Governo e ha votato una mozione di maggioranza che impegna il Governo a: continuare le azioni di cooperazione, dialogo e diplomazia con i Paesi a sud della Libia; garantire la piena operatività delle operazioni Triton e Sophia; determinare conseguenze concrete per le ONG che non sottoscrivono il codice di condotta; velocizzare l’esame delle richieste di asilo e provvedere sollecitamente alle operazioni di rimpatrio dei migranti che non hanno diritto; sostenere l’istituzione di centri di protezione e assistenza in collaborazione con l’UNHCR nel territorio libico per i migranti soccorsi in mare.

Quest’ultimo punto merita un’attenzione particolare e un severo monitoraggio: purtroppo in passato il controllo delle frontiere libiche è stato fatto dalle forze locali ricorrendo a metodi violenti e a campi di detenzione in cui i diritti fondamentali erano del tutto negati. Tutt’ora la condizione dei profughi nei centri di accoglienza in Libia è largamente al di sotto degli standard umanitari.

E’ essenziale perciò che la lotta ai trafficanti di esseri umani sia affiancata da un controllo internazionale sulle condizioni di vita delle vittime, per evitare che una volta sottratti allo sfruttamento dei trafficanti finiscano per subire ulteriori violenze.

Di nuovo è essenziale una assai più robusta cooperazione di tutta l’Europa con i Paesi di origine e di transito per la gestione dei flussi di richiedenti asilo e migranti: per lo sviluppo di migliori possibilità di vita in loco, laddove possibile, e per il coordinamento solidale delle azioni di assistenza e accoglienza.

Qui trovate alcune informazioni sulla mozione di maggioranza approvata.

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