Oggi con i colleghi del PD abbiamo incontrato alcuni esponenti della società civile siriana con i quali abbiamo discusso dell’attuale situazione nel Paese alla luce degli ultimi avvenimenti e dei recenti negoziati per la pace.

Secondo i dati diffusi dall’UNHCR, le persone che hanno lasciato la Siria dal 2011 – anno di inizio della guerra civile – ad oggi sono più di cinque milioni, quasi un siriano su quattro. Molti di essi sono attualmente in Turchia e in Libano.

È stato un incontro molto significativo e importante. Grazie alle testimonianze di esponenti di alcune delle principali associazioni non governative che operano in Siria ci è stato possibile capire meglio la drammaticità della situazione che sta caratterizzando il Paese e le condizioni di vita alle quali sono sottoposti i cittadini. Una riflessione che ci ha permesso di portare il dibattito dalla dimensione geopolitica, militare ed economica alla dimensione umanitaria e civile.

La situazione dal punto di vista del rispetto dei diritti umani è drammatica, le aspettative delle persone sono ridotte a zero e le speranze sono distrutte. C’è quindi bisogno di interventi volti a promuovere la pace, a proteggere le persone e a ridare speranza ai cittadini.

La dimensione sociale e civile non esiste più e la società è lacerata. Come europei dobbiamo farci carico di queste problematiche, favorendo soluzioni prospettiche, sostenibili e di lungo periodo.
La società civile chiede di essere la protagonista di questi processi e noi dobbiamo supportarla in questa opera di ricostruzione, valorizzando le diverse esperienze e l’identità siriana e superando le nostre contrapposizioni.

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