Oggi sono stato in missione a l’Aia, in qualità di titolare del rapporto dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa sulla corruzione quale regime di governance in Europa.
L’Olanda è un Paese molto interessante da studiare, in quanto è uno degli Stati ai primi posti nella classifica di Transparency International (che rileva la percezione dei fenomeni corruttivi da parte dei cittadini).

La visita, finalizzata alla scrittura del rapporto e alla conseguente predisposizione di una mozione e di una raccomandazione con cui impegnare l’Assemblea e il Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa, fa seguito a quella fatta in Ucraina all’inizio di quest’anno.
Il rapporto ha quale obiettivo lo studio in chiave comparata del fenomeno della corruzione e delle sue relazioni con i meccanismi decisionali ed istituzionali.

In questa occasione, grazie anche al confronto con diversi interlocutori che a vario titolo se ne occupano (tra cui parlamentari, il procuratore generale, membri del Governo), ho avuto modo di approfondire le varie sfide che interessano la lotta alla corruzione nei diversi campi, tra cui quello politico, economico, sociale e culturale.

Lo studio di diversi modelli di prevenzione e degli organismi istituiti dagli Stati, nonché la loro relazione con il contesto e la storia del Paese sono utili a comprendere il fenomeno e a studiare le strategie di intervento. Una modalità di azione che funziona in uno Stato, infatti, non è detto che funzioni anche in un altro. La dimensione culturale, la storia e le tradizioni giocano un ruolo fondamentale.

Nel corso degli incontri ho infine focalizzato la mia attenzione sui legami tra i meccanismi di governance e lo stato di diritto e sulle modalità attraverso cui la corruzione entra in questo circuito.
In particolare, ho avuto modo di apprezzare i molti strumenti messi in campo per contrastare la corruzione, tra cui un molto efficiente ombudsman e un ufficio di supporto alle amministrazioni locali e regionali per garantire trasparenza e integrità.

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