Con altri colleghi, ho presentato questa interrogazione a risposta scritta in Commissione sugli organici degli Uffici Esterni per l’Esecuzione Penale e sull’opportunità di incrementare il numero degli assistenti sociali per mantenere e rafforzare l’attuale livello di accesso alle misure alternative alla detenzione.

 

Al Ministro della Giustizia,

Per sapere – premesso che:

  • Gli Uffici Esterni per l’Esecuzione Penale (UEPE) costituiscono un’articolazione essenziale del sistema penitenziario del paese, in quanto sono demandati alla gestione delle misure alternative alla detenzione in carcere;
  • Le misure alternative alla detenzione in carcere rappresentano un perno del sistema penitenziario, sia per ottemperare quanto previsto all’art. 27 della Costituzione, sia per agire efficacemente sulla riduzione del sovraffollamento della popolazione carceraria italiana;
  • Le più aggiornate statistiche in tema di recidiva evidenziano che le persone che sono ammesse alle misure alternative alla detenzione hanno una probabilità sensibilmente inferiore di incorrere nella reiterazione di reati e comportamenti illeciti rispetto a quanti scontano la misura detentiva all’interno del carcere;
  • L’UEPE è composto da personale altamente professionalizzato nel campo dell’assistenza sociale, che cura la presa in carico dei soggetti ammessi a scontare le misure alternative come l’affidamento in prova al servizio sociale ovvero la sanzione di comunità, in collaborazione con le reti territoriali associative, le forze dell’ordine, la Magistratura, le Autonomie locali, le comunità terapeutiche;
  • Le funzioni dell’UEPE sono state implementate proprio per consentire all’Italia di fronteggiare la drammatica situazione del sovraffollamento carcerario, per la quale il nostro paese è stato condannato dalla Corte Europea per la violazione dell’art. 3 della Convezione dei diritti umani (cd. sentenza “Torregiani”);
  • A fronte di tale implementazione di funzioni non ha però corrisposto un adeguamento delle risorse umane assegnate all’UEPE: a livello nazionale infatti, sono ca. 900 gli assistenti sociali in forza all’UEPE a fronte di un organico di 1.600, che hanno in carico la gestione di ca. 33.000 misure e sanzioni non detentive (affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare, lavori di pubblica utilità, messa alla prova, etc);
  • Nel Triveneto sono presenti 7 UEPE, che possono contare su 61 assistenti sociali, i quali al 30 aprile c.a. avevano in carico 8.229 persone, per una media di 134 persone per operatore. In particolare UEPE come Trento, Udine e Padova toccano carichi di lavoro ancora più elevati a causa di una particolare condizione di sotto-organico di funzionari di servizio sociale;
  • Il costo di funzionamento degli UEPE è pari solo al 2,5% del bilancio complessivo del sistema penitenziario italiano;
  • Nel corso degli ultimi 20 anni le misure alternative e le sanzioni non detentive seguite dall’UEPE sono aumentate del 700%;
  • Il blocco del turn-over che permane da 15 anni rende sempre più gravoso il carico di lavoro assegnato agli operatori, e rischia soprattutto di compromettere l’investimento in materia di alternativa alla pena compiuto dal nostro paese, vanificando quindi i risultati raggiunti;

 

per sapere quali iniziative il Ministro voglia adottare, nell’ambito delle sue prerogative e competenze, al fine di verificare, come peraltro previsto dall’art.7 della L. 67/2014, le necessità di incremento degli organici degli assistenti sociali dell’UEPE e consentire a questi uffici di avere la dotazione adeguata per mantenere e incrementare l’attuale livello di accesso alle misure alternative alla detenzione.

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