Con altri colleghi, ho presentato questa interrogazione a risposta in Commissione Esteri sul rispetto dei diritti umani in Arabia Saudita

 

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

Ali Mohammed al-Nimr è stato condannato in Arabia Saudita alla decapitazione, alla crocifissione e alla putrefazione del corpo in pubblico, per aver partecipato nel 2011, durante la cosiddetta Primavere arabe – quando aveva solo 17 anni, ad una manifestazione contro il Governo;

Al-Nimr è in prigione dal febbraio 2012 e, è stato condannato, in via definitiva nel settembre 2015, per vari reati, tra cui la sommossa, l’incitamento alla rivoluzione contro il re dell’Arabia Saudita e il possesso d’armi. Secondo quanto appurato dalle Ong internazionali che si sono interessate al caso, il processo non ha garantito i diritti minimi dell’imputato, al ragazzo è stato negato un avvocato e lo stesso al-Nimr ha ammesso di aver subito torture;

in base a convenzioni internazionali, il governo saudita non può condannare a morte un ragazzo che ha compiuto i reati di cui è accusato quando aveva meno di 18 anni poiché ogni sentenza che impone la pena di morte a minorenni al momento del reato, nonché la loro esecuzione, è incompatibile con gli obblighi internazionali a cui anche l’Arabia Saudita ha aderito, soprattutto in considerazione del fatto che proprio lo scorso giugno l’ambasciatore saudita Faisal bin Hassan Trad è diventato presidente del Gruppo consultivo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite;

nonostante il nuovo ruolo nell’ambito dell’Onu, la situazione dei diritti umani in Arabia Saudita resta ancora molto lontana dagli standard del diritto internazionale: l’Arabia Saudita è il paese con il più alto numero di violazioni dei diritti umani accertate da organi internazionali indipendenti, tra cui l’Onu stesso, nonché il paese che detiene il record mondiale di esecuzioni capitali;

il caso di Al-Nimr ha smosso l’opinione pubblica internazionale che chiede, attraverso una vera e proprio mobilitazione sia istituzionale che sociale, l’annullamento della condanna a morte;

Ali è figlio di un attivista politico e nipote dello sceicco Nimr Baqr al-Nimr, un membro del clero sciita, anche lui condannato a morte nel 2014 per aver assunto la guida del movimento di protesta dell’est del paese, dove la maggioranza sciita si oppone alla politica della casa regnante sunnita:-

quali iniziative il Governo intenda intraprendere nelle sedi internazionali e nei rapporti diplomatici bilaterali con l’Arabia Saudita per dissuadere le autorità saudite dall’eseguire la sentenza di condanna, nel pieno rispetto delle Convenzioni internazionali a tutela dei minori.

 

Commenta questo articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>