Una mia intervista  pubblicata dal Trentino il 19 ottobre, articolo di Stefano Voltolini

 

Trento «Se qualcuno ritiene che non debba continuare, ci spieghi le motivazioni politiche» aveva detto Franco Panizza, segretario delle Stelle alpine, difendendo Ugo Rossi dalla contestazione di Lorenzo Dellai e del neonato asse Upt-Pd (Corriere del Trentino di martedì e mercoledì). Ed eccolo servito: «Su diritti, legge contro l’omofobia, parità di genere e preferenze, garante dei detenuti qualche problema nella consiliatura c’è stato». A parlare è Michele Nicoletti, deputato dei democratici, che in una riflessione avviata sui temi nazionali entra nel vivo del dibattito — piuttosto acceso — del centrosinistra autonomista locale. «Credo sia opportuna una verifica politica—afferma guardando al Patt — per capire se i valori dell’alleanza sono ancora condivisi da tutti». A livello nazionale si avvicina la scadenza delle elezioni politiche. La legge elettorale definita Rosatellum bis, contestata dai 5 stelle, passerà il vaglio del Senato? «Me lo auguro. Con la fiducia o un accordo politico forte, se sarà necessario. La legge elettorale non può essere a macchia di leopardo. Non si può modificare per articolo». Lei non la trova peggiorativa, quantomeno rispetto al rimpianto Mattarellum? «Non direi peggiorativa, il Rosatellum è un sistema misto proporzionale e maggioritario, nel quale un terzo dei parlamentari vengono eletti nei collegi uninominali. In parte richiama proprio alla legge Mattarella. Voglio però ricordare come siamo arrivati a questo punto». Intende il fallimento del modello tedesco, basato sul proporzionale puro e sul quale è saltato l’accordo a tre Pd, Forza Italia e 5 stelle? «Sì. Come Pd abbiamo tentato ripetutamente di modificare la legge dopo la vittoria del no al referendum costituzionale e il venir meno dell’Italicum (pensato solo per la Camera, ndr). Io personalmente ho fatto una proposta di legge per ripristinare il Mattarellum, un sistema sufficientemente imparziale, che è stata per alcuni mesi quella ufficiale del Pd. Non ci siamo riusciti. Sul modello tedesco è venuto meno nelle Camere l’accordo tra le forze politiche. I5stelle invece che dispiacersi hanno esultato». Ora la legge elettorale favorisce il ritorno delle coalizioni. Renzi e il Pd riusciranno ad aggregare un’area di centrosinistra divisa? «Mi auguro che il mio partito riesca a costruire un campo largo alternativo agli avversari. Ai 5 stelle, ma soprattutto a un centrodestra che si è sempre presentato assieme, dal 1994, e che ha leadership significative: Berlusconi, Salvini, Meloni. Il dialogo con la nostra sinistra è difficile, c’è stata una scissione. Ma non allearsi sarebbe un errore clamoroso». Lei intende ricandidarsi? «In questi mesi ho lavorato molto al Consiglio d’Europa, l’organismo nato nel 1949, da non confondere con il consiglio europeo della Ue, e a cui è collegata la Corte di giustizia europea. Sono presidente della delegazione italiana, capogruppo dei socialisti e da loro candidato alla presidenza dell’assemblea, in una votazione prevista a gennaio. Mi piacerebbe in questo senso continuare il mio impegno. Ma la valutazione spetta al Pd». In Trentino continua la lotta interna al centrosinistra autonomista per la prossima presidenza della Provincia. Dellai e con lui l’asse ritrovato fra Upt e Pd contestano apertamente Rossi. Lei è d’accordo? «Prima di tutto inviterei a spersonalizzare, la politica viene prima dei personalismi. Noi con l’Upt non abbiamo fatto un accordo per avviare una chiarificazione politica. Pd e Upt vengono dall’esperienza dell’Ulivo: bisogna vedere se tutti condividono la collocazione nel centrosinistra autonomista». Intende dire che il Patt — in sintonia con l’Svp altoatesina — strizza l’occhio alla destra per paura di perdere consenso verso quella parte dello spettro politico? «Io direi che il Patt deve chiarire se vuole essere parte organica dell’alleanza, se sente i contenuti della coalizione come propri. Su temi come diritti, omofobia, parità di genere e preferenze, garante dei detenuti e ius soli — mi riferisco alle dichiarazioni di Panizza — qualche problema c’è stato in questa consiliatura». Un chiarimento politico dunque, invece che primarie o cambio di presidente? «Sì. Parlare di primarie e cambio di presidente sarebbe mettere il carro davanti ai buoi. Al contrario, dobbiamo trovarci tutti attorno a un tavolo e parlare di contenuti politici. Non dire sui giornali che questa è la legislatura migliore del mondo».

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