Raddrizzare la barca.

I grandi Paesi europei (Francia, UK, Germania) vanno al voto nei prossimi mesi. E i loro consolidati sistemi elettorali e istituzionali consentiranno ai cittadini l’espressione di un voto chiaro per un indirizzo politico e una leadership. Potranno esserci – come in Germania – governi di coalizione, magari anche di grande coalizione, ma saranno guidati dal partito più grande e dal/la suo/a leader e saranno segnati da lealtà e stabilità.

In Italia, invece, non si sa ancora quando andremo al voto, come ci andremo, se l’indicazione uscita dalle urne sarà comunque rispettata o se le trattative tra i partiti cambieranno le leadership e, se ci sarà una coalizione, quanto riuscirà a durare, considerata la logica dei ricatti e del trasformismo tipica del nostro Paese.

Senza UK il nostro Paese avrebbe il dovere di fare da terzo pilastro dell’UE, ma ciò non interessa ai più, indaffarati a calcolare quante possibilità di riuscita i singoli partiti o parlamentari hanno con questo o quel sistema elettorale.
La funambolica discussione che ha accompagnato il tentativo di riforma elettorale e costituzionale dell’anno scorso lo ha ampiamente dimostrato: dotarci di un sistema politico che rafforzi il potere dei cittadini in Italia e il potere dell’Italia in Europa non è una priorità per molti. Ma la battuta d’arresto del 4 dicembre non può farci abbandonare questa prospettiva. L’alternativa è purtroppo ciò che già vediamo in azione: la malinconica resa alla palude interna e alla irrilevanza esterna.

Raddrizziamo la barca. Riprendiamo la rotta.

In tutta Europa la speranza europeista è affidata ai democratici e ai socialisti. Ma questi possono vincere e fermare i populisti e la destra solo laddove sanno offrire una piattaforma riformatrice ampia e capace di parlare a tutti.

Noi dobbiamo seguire la stessa strada.
Le primarie del PD servono per individuare la migliore piattaforma riformatrice per il governo del Paese e per un rilancio di un nuovo europeismo.
Questo è il cuore della mozione Renzi-Martina: una più forte Europa politica, più coraggiose politiche di sviluppo, più solidarietà di fronte alle povertà e ai drammi delle migrazioni, una nuova stagione dei diritti.

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