Questa settimana si è svolta a Strasburgo la sessione plenaria primaverile dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.
Anche in virtù delle sfide che abbiamo davanti (migrazioni, terrorismo, nazionalismi, rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani in diversi Paesi) e degli avvenimenti che hanno coinvolto il Consiglio d’Europa in questo ultimo periodo, è stata una sessione molto delicata, difficile ed importante, nella quale abbiamo affrontato temi rilevanti e assunto decisioni significative.

 

Sulla Turchia

Dopo l’esito del referendum costituzionale, continua a preoccupare la situazione in Turchia. Il mantenimento dello stato di emergenza avviato dopo il colpo di stato del luglio scorso, la continua emanazione di decreti d’emergenza, la compressione della libertà di stampa e di espressione, gli arresti arbitrari (anche di leader politici) e il mancato rispetto delle procedure parlamentari stanno minando le basi democratiche della società turca e il rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani.

Alla luce di questi avvenimenti, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha deciso di riaprire la procedura di monitoraggio nei confronti dello Stato turco, chiedendo con forza al Governo di adottare le misure necessarie per uscire dallo stato di emergenza, di interrompere l’emanazione di decreti d’urgenza, di rispettare le procedure parlamentari, di rilasciare le persone arrestate arbitrariamente e in attesa di giudizio e di garantire a tutti i cittadini un processo equo.

Le misure adottate nel Paese non sono ritenute proporzionate alla situazione esistente, resa ancora più tesa e complessa dall’esito del referendum, che sembra essere stato caratterizzato da una competizione ineguale e da un esito controverso.

Abbiamo infine espresso grande preoccupazione per la possibile reintroduzione della pena di morte, affermando come essa sia incompatibile con lo status di membro del Consiglio d’Europa.

L’auspicio è che la Turchia dimostri di volersi adeguare agli standard europei, rispettando le nostre risoluzioni e raccomandazioni e rimanendo nell’alveo del rispetto dei diritti umani, dello stato di diritto e della democrazia.

Qui trovate tutti gli approfondimenti.

 

Sui casi di corruzione

Nelle riunioni del Bureau e del Presidential Committee, abbiamo discusso, tra le altre cose, delle recenti accuse di corruzione che hanno coinvolto alcuni componenti ed ex componenti dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

A questo proposito, in via eccezionale, abbiamo deciso di istituire un organismo indipendente all’interno dell’Assemblea parlamentare che si occupi di indagare questi casi specifici, non sostituendosi agli organi giudiziali, ma affrontando la questione dal punto di vista del rispetto del Codice di condotta e più in generale della deontologia dei parlamentari.

Oltre ad indagare in maniera dettagliata i casi di corruzione e a verificare se ci siano stati comportamenti contrari agli standard etici, l’obiettivo è anche quello di esaminare i meccanismi di funzionamento e decisionali dell’Assemblea parlamentare in un’ottica di miglioramento e rafforzamento degli stessi, nonché di identificazione dei limiti e di prevenzione delle pratiche scorrette.

Si tratta di una decisione necessaria e molto importante per le nostre attività e per la credibilità dell’organizzazione. L’efficacia della nostra azione e la capacità di garantire elevati standard di rispetto della democrazia, dello stato diritto e dei diritti umani non può prescindere dall’integrità dei componenti e dalla correttezza e trasparenza delle nostre procedure.

Qui trovate la decisione del Bureau che istituisce l’organismo investigativo indipendente.

Qui trovate gli approfondimenti.

 

Sul Presidente Agramunt

Nel corso di questa sessione, dopo le numerose richieste delle scorse settimane da parte di diversi parlamentari, si è svolta anche l’audizione del Presidente Agramunt a proposito della sua visita in Siria all’interno di una delegazione presieduta da alcuni parlamentari russi.

Vista la situazione nel Paese, le numerose condanne da parte delle ONG e le molteplici accuse al regime di Assad – anche da parte delle organizzazioni internazionali – sulle reiterate e gravissime violazioni dei diritti umani, la visita del Presidente Agramunt aveva infatti creato grande preoccupazione e imbarazzo all’interno del Consiglio d’Europa.

La seria e approfondita discussione avvenuta all’interno del Bureau ha portato alla decisione di “sfiduciare” il Presidente, non essendo state ritenute sufficienti le spiegazioni da lui addotte.
In virtù del Regolamento interno, ne abbiamo quindi chiesto le dimissioni (qui trovate il comunicato stampa).

A questo proposito, vi segnalo che già nel mio intervento di lunedì in Assemblea (lo trovate qui), avevo chiesto a nome del Gruppo socialista un atto di responsabilità al Presidente, ritenendo la visita effettuata in Siria un grave errore politico e un atto di irresponsabilità.

 

Alla luce di questi avvenimenti, all’interno della Commissione regolamento abbiamo anche affrontato il tema dei doveri dei componenti dell’Assemblea parlamentare, riaffermando il principio di accountability e la responsabilità dei parlamentari nell’esercizio del mandato.

I componenti dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa esercitano un doppio mandato (nazionale ed europeo) e in ogni circostanza rappresentano sia il Parlamento nazionale che il Consiglio d’Europa, dovendo sempre rispettare gli obblighi e gli standard europei e valutare le implicazioni e l’opportunità politica della loro azione sia in chiave nazionale che sovranazionale.

Qui trovate la dichiarazione adottata all’unanimità dalla Commissione regolamento.

 

Sull’Ungheria

Nel corso della sessione abbiamo anche discusso della situazione in Ungheria ed in particolare della possibile chiusura dell’Università europea e della proposta di legge del Governo Orbàn sulla restrizione delle attività delle ONG che ricevono fondi dall’estero.

Abbiamo espresso grande preoccupazione per le politiche di chiusura del Paese, ribadendo come la libertà di associazione e di espressione e il diritto alla privacy siano valori fondamentali – garantiti anche dalla Carta europea dei diritti dell’uomo – necessari per lo sviluppo e il corretto funzionamento della società civile.

In particolare, abbiamo denunciato l’adozione della legge che dispone restrizioni alle organizzazioni che ricevono fondi dall’estero e la decisione di chiusura dell’università europea.
La trasparenza è certamente un principio che va garantito, ma è inaccettabile il parallelismo secondo il quale ricevere fondi dall’estero sia sinonimo di servire interessi privati stranieri e di minare la sicurezza nazionale.

Abbiamo pertanto invitato l’Ungheria ad uniformarsi agli standard europei, a collaborare con la Commissione di Venezia, a sospendere la discussione sui due provvedimenti sopraddetti e a costruire un dialogo aperto con la società civile, con le organizzazioni internazionali e con le associazioni che si occupano della tutela dei diritti umani.

Qui trovate tutti gli approfondimenti.

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