Stamattina ho incontrato a Montecitorio alcuni ragazzi friulani, che sono a Roma per partecipare alla marcia per l’Europa, organizzata dal movimento federalista europeo in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma.

Ci siamo confrontati in particolare sulla situazione che sta vivendo il nostro continente, sulle sfide globali e storiche che abbiamo davanti e sulle prospettive dell’Unione Europea e del processo di integrazione.

Nel mio intervento ho sottolineato come sia importante avere uno sguardo di lungo periodo, tenendo a mente il cammino che è stato fatto in questi 60 anni e ripensando al processo di unificazione degli Stati nazionali, che ha riguardato fondamentalmente tre dimensioni: il diritto (regole condivise che tutelino i diritti delle persone), la protezione dei confini e gli scambi economici (la moneta e le politiche monetarie).

La questione che oggi dobbiamo porci è come riuscire a garantire queste tre dimensioni nel nuovo contesto sociale, economico e geopolitico. E la risposta non può che essere quella di proseguire sulla strada dell’integrazione e del rafforzamento della dimensione sovranazionale.

Certamente l’Unione Europea nella sua forma attuale va profondamente rivista e ripensata. Il bilancio di cui dispone, la declinazione del principio di sussidiarietà e la scarso rapporto tra rappresentanti e cittadini sono solo alcune delle tematiche che vanno affrontate con urgenza e decisione.
Ma se si osserva attentamente il processo di integrazione, i suoi sviluppi (basti pensare al dibattito sulla difesa comune) e la sua incidenza non si può non constatare che oggi, rispetto al passato, c’è più Europa.

Forse c’è meno europeismo e per questo dobbiamo impegnarci a rilanciare l’Unione Europea e a recuperare i sentimenti, i principi e i valori fondanti della nostra identità (democrazia, stato di diritto, tutela dei diritti umani, uguaglianza, libertà).

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