Dunque: il Partito Democratico negli Stati Uniti ha più di 180 anni (salvo diverse denominazioni), la SPD più di 150 anni, il Labour Party più di 100 anni, il Partito Socialista Francese più di 100 anni (anche se la versione attuale è del 1969).
Il Partito Democratico in Italia avrà dieci anni il 14 ottobre 2007 e qualcuno pensa già di disfarlo.
Quando si parla di debolezza della politica italiana forse si potrebbe meditare anche su questo.

Gli altri progressisti perdono e non cambiano partito, eleggono leadership moderate o radicali e gli oppositori interni tengono duro, qualcuno di noi, di fronte alle difficoltà, dà l’idea dei topi impazziti al primo accenno di un possibile naufragio.

Poco importa che la scena del mondo sia dominata da Trump, Putin, Erdogan e che anche in Europa le destre nazionaliste siano sempre più forti: per i progressisti italiani l’esigenza morale suprema sembra oggi essere il chiarimento interno, insomma la resa dei conti.
Non avendo il coraggio di combattere le grandi battaglie sociali e politiche del mondo, ci rifugiamo nel torneo di briscola del paese.

Avevamo la leadership in Europa come maggior partito progressista e in tanti guardavano a noi con speranza per uscire da una lunga insopportabile crisi, per tornare ad essere nel mondo un Paese serio e credibile, per recuperare fiducia nello stare insieme, nelle istituzioni democratiche, nel futuro. Ora in molti si chiedono se possono ancora fidarsi di noi.

Allora dovremmo pensare che c’è qualcosa più grande di noi in gioco. Più importante delle leadership e dei destini personali. C’è un servizio da rendere alle persone che faticano ogni giorno e che vorrebbero che la politica stesse dalla loro parte e non fosse indifferente a loro o peggio contro di loro, o sempre perennemente avvitata su se stessa.

Con immense speranze e tanta fatica abbiamo fatto il Partito Democratico. Gli abbiamo dato il nome di “democratico” perché questa è l’idea più bella che l’umanità ha partorito per esprimere l’idea di persone e comunità che si governano, che si vogliono libere e si riconoscono uguali.
Non abbiamo fatto un partito socialista, o repubblicano, o democratico-cristiano o altro. Rispettiamo tutti questi grandi ideali, ma l’idea di democrazia ci sembra contenerli e inverarli tutti.

Di fronte alle sfide contemporanee che sembrano spossessare gli individui della loro possibilità di decidere della loro vita, l’idea che ogni essere umano appartiene a nessun altro perché ha uguale, infinita dignità e che ognuno deve avere un uguale potere di governare se stesso e la comunità a cui appartiene, è quella di cui abbiamo bisogno.
E che solo a raccontarla suscita ancora nei giovani e nei vecchi un’emozione, solo ad essere capaci di riempirla di più libertà per ciascuno e più giustizia sociale.

Noi vogliamo celebrare così questo decimo anno di vita del Partito Democratico, onorando tutti coloro che hanno creduto e credono nella forza della libertà e dell’uguaglianza e che, come instancabili “formiche democratiche”, continuano a lavorare. E forse è ora che tutte queste formiche si raccolgano assieme.

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