Oggi si è svolto al Senato il convegno dal titolo “L’agenda europea sulla migrazione: a che punto siamo?”, organizzato e promosso dall’europarlamentare Cécile Kyenge per riflettere sul fenomeno delle migrazioni, sugli strumenti per farvi fronte a livello nazionale ed europeo e sulle proposte della Commissione europea relative alla revisione del diritto d’asilo e al superamento del Regolamento di Dublino III.

Nel mio intervento ho sottolineato l’importanza di aver coinvolto ed istituito un network accademico su questi temi, quale stimolo e contributo fondamentale per il mondo politico nel predisporre gli strumenti di intervento e nell’affrontare responsabilmente questi fenomeni.

La proposta di revisione del Regolamento di Dublino III (qui trovate una notizia che ne riassume i contenuti) è stata per noi una doccia fredda, in quanto, oltre a non soddisfare le aspettative, non soddisfa i criteri e le aspirazioni contenuti nei diversi atti di indirizzo approvati a livello nazionale ed europeo. Basti pensare al mio rapporto in Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (lo trovate qui) che impegna il Consiglio dei Ministri in un’ottica di mutuo riconoscimento, solidarietà, status europeo di rifugiato, gestione comune delle procedure e sistema comune di asilo. Purtroppo, niente di tutto questo si riscontra nelle attuali proposte.

Le nostre aspettative erano certamente maggiori, sia perché sembrava ci fossero dei valori condivisi per il superamento dell’attuale sistema, sia in virtù del fatto che i diversi atti di indirizzo, tra cui il mio rapporto, sono stati approvati congiuntamente dalle principali forze politiche, in particolare socialisti e popolari.

Inoltre, la cosa che lascia perplessi è che nel memorandum il Regolamento di Dublino sia definito come il cuore del sistema, quando in realtà si è sempre condiviso che esso rappresentasse solamente uno strumento attraverso cui stabilire lo Stato responsabile delle domande. Il cuore del sistema dovrebbe infatti stare nei Trattati europei, nelle Costituzioni nazionali e nei principi di solidarietà, cooperazione e mutuo riconoscimento.

Alla luce di questa evoluzione, l’auspicio è che possiamo sviluppare una seria riflessione teorica sulla questione delle migrazioni, quale fenomeno strutturale diventato ormai decisivo per le opinioni pubbliche, anche ai fini politici ed elettorali.

E’ inoltre indispensabile creare momenti di riflessione, discussione e condivisione volti a proporre un modello giuridico alternativo di funzionamento del sistema di asilo europeo.

Infine, a livello politico, dobbiamo opporci a queste proposte di modifica e a questo processo di revisione, come è già stato fatto sia a livello di Parlamento europeo che a livello di Parlamento nazionale qualche giorno fa attraverso il parere negativo delle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. L’orizzonte al quale tendere deve essere più alto, più ambizioso e soprattutto più europeo.

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