Lunedì e oggi ho partecipato a Parigi alle riunioni della Commissione politica e della Commissione monitoraggio dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

Tre sono le principali questioni che abbiamo affrontato: la situazione ad Aleppo in Siria, la lotta al terrorismo islamico e i recenti sviluppi in Turchia, oltre ad aver discusso della situazione politica e democratica di alcuni Paesi appartenenti al Consiglio d’Europa, con i quali è in atto un dialogo costante finalizzato a garantire il rispetto dei principi e delle procedure europee.

Per quanto riguarda la Siria, la situazione, soprattutto dal punto di vista umanitario, è drammatica. Proseguono gli scontri tra il Governo sostenuto dalla Russia e i gruppi ribelli in un contesto in cui le principali potenze occidentali stanno combattendo l’ISIS. Le tregue per ragioni umanitarie sono insufficienti e sporadiche e il conflitto tra le diverse potenze interessate, nonostante i molteplici fori multilaterali istituiti, continua a riproporsi.

Per quanto riguarda la lotta al terrorismo islamico, prosegue l’impegno delle potenze occidentali sia in Siria che in Iraq e sul piano territoriale si registrano importanti progressi, basti pensare all’arretramento dell’ISIS in Siria e nelle zone a Sud di Mosul. Il tutto in un contesto in cui si protraggono le tensioni regionali tra le diverse potenze coinvolte e nel quale le condizioni umanitarie della popolazione vengono difficilmente garantite.

Sulla base di questi scenari, il nostro impegno deve essere quello di garantire il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale attraverso azioni di monitoraggio, nonché di favorire il dialogo, valorizzando il ruolo delle organizzazioni internazionali e dei fori multilaterali, superando le tensioni e le rivendicazioni reciproche.

Per quanto riguarda la Turchia, la situazione continua a suscitare preoccupazioni: oltre alle ripetute violazioni dei principi democratici, quali la libertà di espressione e lo stato di diritto, è di qualche giorno la fa la notizia degli arresti arbitrari di alcuni esponenti del partito HDP, a seguito dell’abolizione dell’immunità parlamentare.

Difronte a tutto questo, sebbene la Turchia sia un partner importante che dobbiamo tenere nell’orbita del Consiglio d’Europa e con il quale dobbiamo continuare a dialogare, non possiamo derogare ai nostri principi e dobbiamo pretendere con forza il rispetto della nostra identità. Un’identità basata sulla salvaguardia dei diritti delle persone, sulla democrazia, sul rispetto delle differenze, sulla libertà e sulla dignità umana. Un patrimonio che non possiamo permetterci di disperdere.

Nel mio intervento, oltre a questi principi, ho ribadito con forza la posizione del nostro Paese. Chiediamo di ripristinare l’immunità parlamentare, di rilasciare subito i parlamentari arrestati e che tutte le misure adottate per contrastare il colpo di Stato siano conformi alla CEDU, al diritto internazionale, allo stato di diritto e al rispetto delle libertà fondamentali (qui trovate la dichiarazione che abbiamo predisposto in Commissione monitoraggio).

Alla luce di questo scenario e a maggior ragione dopo la vittoria di Trump, come europei è arrivato il momento di decidere se essere il campo di battaglia o uno degli attori in campo, pronto a battersi per un po’ di democrazia e di rispetto dei diritti umani in un mondo che si fa sempre più duro. Sulle spalle dell’Europa, ora, c’è una responsabilità in più.

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