Sono intervenuto in Aula a Strasburgo in occasione del dibattito di attualità sul ruolo dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa quale foro paneuropeo di dialogo e di cooperazione interparlamentari

 

Grazie Presidente.

Questo dibattito ha per tema quello della Paneuropa che non è un’idea bizzarra ma è invece l’Europa che comprende ogni sua parte, quella che abbiamo faticosamente costruito in tanti anni di storia, come ci ha ricordato Axel FISCHER all’inizio, e che io non saprei immaginare se non comprendesse Lisbona e Kiev e San Pietroburgo, l’Islanda e Lampedusa, Atene e Istanbul. Non c’è un’Europa senza tutte queste sue componenti. Il Consiglio d’Europa nasce dall’appello agli Europei nel 1948, quando i nostri padri fondatori hanno detto: “Il più grave pericolo che l’Europa corre è rappresentato dalle sue divisioni”.

Domani c’è un appuntamento importante nel Regno Unito che ci parla di questo tema della divisione. La storia del Consiglio d’Europa è una storia di successo. Il Consiglio d’Europa è stato il motore di un’unità sempre più larga. Sarebbe molto triste se la nostra generazione dovesse consegnare ai suoi figli un’Europa più piccola, un’Europa in cui non vi sono alcune parti. Non è solo un fatto geografico, è un fatto di identità. Lo avete ricordato e io lo condivido: libertà, dignità della persona, democrazia, rule of law, rispetto da pari a pari. Ogni paese deve rispettare l’altro paese come un suo pari. Non sono ammissibili imperialismi di ogni sorta. Questo è chiaro.

Ma non è solo un’identità: noi abbiamo costruito anche una cornice giuridica. Non è solo un luogo di discussione. Abbiamo un Comitato dei ministri, abbiamo una Corte, abbiamo un’Assemblea parlamentare: è una vera società civile europea, se non proprio uno Stato quello che abbiamo creato. Non indeboliamolo. Allora dobbiamo distinguere la fedeltà e i principi, la fedeltà alle istituzioni dagli strumenti che noi dobbiamo utilizzare. Strumenti anche duri.

Alexis TSIPRAS ci ha ricordato che il Consiglio d’Europa ha fatto bene, nei confronti della Grecia nel 1969, a espellerla perché era una dittatura fascista. Ma oggi noi ci troviamo in una situazione diversa, in una situazione contradditoria in cui il luogo, l’Assemblea parlamentare, che è quello per eccellenza della discussione, non vede una parte dei nostri partner che siedono nel Comitato dei ministri, siedono nella Corte.

Allora, forse, su questo noi dobbiamo riprendere l’appello al dialogo, alla pace, alla riconciliazione. Mi ha fatto molto piacere che la nostra collega Nadia SAVCHENKO abbia inaugurato questa sessione con queste parole di pace e riconciliazione che non cancellano la sofferenza e l’ingiustizia ma disegnano un nuovo cammino davanti a noi.

Grazie.

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