Sugli investimenti in ricerca e sviluppo (pubblicato su l’Unità)

 

Giustamente il Governo ha fatto della crescita e dello sviluppo della nostra economia uno degli obiettivi fondamentali della strategia di risanamento e rilancio del nostro Paese. È essenziale ora che questa strategia vada mantenuta e anzi rafforzata di fronte ai primi risultati positivi conseguiti pur in una difficile contingenza internazionale.

La crescita ha però bisogno di investimenti mirati, in particolare in ricerca e sviluppo. Non c’è economia avanzata al mondo capace di crescere senza un investimento significativo in ricerca.

Per questo i Paesi dell’UE si sono impegnati a fissare al 3% del PIL nazionale la quota di investimenti pubblici e privati necessari a sostenere la crescita economica.

Purtroppo il nostro Paese è storicamente largamente al di sotto di tale soglia: il dato del 2014 era al 1,29 rispetto ai valori più alti di UK (1, 72), Francia (2,26) e Germania (2,84), per non parlare di Danimarca (3,08), Svezia (3,16) e Finlandia (3,17).

Il Governo ha già assunto provvedimenti significativi nel settore degli sgravi fiscali per i finanziamenti alla ricerca, del reclutamento di giovani ricercatori, del sostegno a singoli centri di eccellenza. E ora salutiamo positivamente l’annuncio di un piano di investimenti di 2,5 miliardi di euro che partirà nelle prossime settimane.

All’interno di questo piano – e per questo assieme ad altri 40 parlamentari del PD abbiamo rivolto un appello al Presidente Renzi – è essenziale che il sistema pubblico della ricerca venga adeguatamente e costantemente finanziato come accade negli altri Paesi avanzati. Come ricordano gli scienziati che si sono mobilitati in questi giorni, la Francia stanzia quasi un miliardo a fronte dei nostri 92 milioni sull’ultimo bando PRIN.

Il sistema pubblico della ricerca è fondamentale. E’ il tessuto connettivo primario da cui nasce tutto il resto. E’ questo tessuto che ancora oggi, nonostante i tagli subiti, continua a produrre giovani straordinariamente competenti che, purtroppo, sono costretti a proseguire i loro lavori di ricerca all’estero.

Senza un forte sostegno a questo sistema è impossibile alimentare la filiera di dottorati di ricerca, post-doc, laboratori e biblioteche che formano l’ossatura portante dei centri di ricerca in cui attirare giovani di talento e finanziamenti stranieri.

A causa dei tagli e dei sottofinanziamenti subiti nel passato, ogni anno noi perdiamo una parte di finanziamenti che il nostro Paese destina alla ricerca a livello europeo. Perdiamo molti giovani italiani e non riusciamo ad attirare giovani stranieri, benché il livello della nostra ricerca in moltissimi settori sia elevato e competitivo.

Per questo chiediamo al Presidente Renzi un impegno in prima persona per rilanciare il sistema della ricerca che avvicini la quota italiana in modo significativo alla soglia del 3%.

Non servono interventi occasionali né tanto meno finanziamenti a pioggia. Serve un disegno complessivo di lungo periodo e linee guida strategiche che consentano al sistema di svilupparsi con continuità e in modo diffuso. Servono rigorose procedure di selezione e valutazione e rigorosi meccanismi di controllo. Ma servono anche più risorse economiche.

Solo così sarà chiaro che il nostro Paese vuole giocare un ruolo centrale nella ricerca e puntare così su un fattore fondamentale per la crescita e lo sviluppo.

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