Verso l’elezione del Presidente della Repubblica

 

Dopo la micidiale miscela di insensibilità istituzionale e pressapochismo politico che ha caratterizzato l’operato di registi e attori in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica nel 2013, c’è da augurarsi che questa volta si faccia strada una consapevolezza e un metodo diverso. Due osservazioni di metodo e tre caratteristiche.

Serve anzitutto la consapevolezza che il voto segreto, che la Costituzione prevede esplicitamente solo per questa occasione (oltre, ovviamente, al voto dei cittadini nell’elezione dei loro rappresentanti), deve essere il luogo della suprema responsabilità, non il luogo del tradimento, del risentimento o della superficialità. Il voto segreto va dunque esercitato come un diritto ma anche come un dovere. In secondo luogo, serve il coinvolgimento di ogni grande elettore nella fase della riflessione comune e della costruzione di un orientamento collettivo che non può essere demandata a quanti svolgono un pur necessario ruolo di regia e di sintesi. Limitare la discussione con i grandi elettori ad una comunicazione del candidato prescelto e ad una richiesta di obbedienza a decisioni alla cui assunzione questi non hanno attivamente partecipato, è un palese disconoscimento del ruolo che la Costituzione loro affida.

Per individuare poi le caratteristiche che un candidato deve avere non si può prescindere da un’attenta analisi della funzione che il Presidente della Repubblica svolge all’interno e all’esterno del Paese. La durata settennale del suo mandato – che supera quella di una semplice legislatura – indica con chiarezza che la scelta del Presidente non può essere legata a questo o quell’assetto di governo, ma è invece legata all’idea della stabilità e della continuità delle istituzioni repubblicane, al di qua e al di sopra dei possibili e legittimi cambiamenti di governo legati al voto dei cittadini. Tale funzione di stabilità e continuità è fondamentale su tre piani distinti.

Sul piano internazionale: le ultime figure di Presidenti sono state personalità riconosciute a livello internazionale, capaci di interloquire in modo paritario con gli altri partner istituzionali, così come di porsi come punto di riferimento in occasioni di incontri internazionali con il mondo economico, accademico o con la più ampia società civile. Ciò ha contribuito in modo fondamentale alla credibilità del nostro Paese e tale aspetto rappresenta perciò un valore irrinunciabile. In particolare poi gli ultimi due Presidenti hanno incarnato con vigore la forte vocazione europeista della nostra Repubblica e questa eredità va tanto più rafforzata nel momento presente.

Sul piano interno: il Presidente della Repubblica nel suo rappresentare l’unità nazionale deve essere figura capace di grande senso delle istituzioni, interprete del più alto interesse nazionale, attore imparziale teso a contribuire al migliore equilibrio tra i poteri. Allo stesso tempo deve essere capace di ascolto della voce dei cittadini e delle aspirazioni a una più esigente etica civile.

Infine sul piano dei rapporti con il Parlamento e il Governo: deve impegnarsi a sostenere con lealtà ed energia il processo di riforma delle istituzioni e dell’intera società italiana, contribuendo a far sì che esso si svolga nel rispetto della dialettica democratica e quale frutto del più ampio coinvolgimento delle forze politiche, sociale e culturali della Repubblica.

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