Da lunedì a mercoledì ho partecipato a Strasburgo, in qualità di Presidente della Delegazione italiana all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e di rappresentante della stessa Assemblea nello Steering Committee, al 3° Forum mondiale per la Democrazia. L’evento, organizzato dal Consiglio d’Europa, consiste in una serie di incontri e tavole rotonde di discussione sul ruolo, l’importanza e le criticità dei regimi democratici nel tradurre la partecipazione in influenza. L’obiettivo finale è quello di migliorare ed affermare con maggiore forza la democrazia. 
Tra i relatori di questa edizione vi erano Jeremy Rifkin, Chantal Mouffe e Helene Landemore, oltre a moltissimi altri che hanno animato i laboratori e la tavola rotonda finale (vedi il programma a questo indirizzo: http://www.coe.int/en/web/world-forum-democracy/programme-2014).

Il tema di quest’anno era centrato sul rapporto tra giovani e democrazia.

Attualmente le giovani generazioni faticano a partecipare attivamente ai processi democratici, in quanto gli ostacoli che incontrano sono molteplici e i canali partecipativi molto ridotti. Ci sono però molte realtà sociali e politiche che cercano di favorire ed incentivare la cittadinanza attiva e il protagonismo dei giovani. Il Forum mondiale per la Democrazia di quest’anno ha inteso enfatizzare e valorizzare questi esempi virtuosi, cercando di favorirne il dialogo e di istituire delle reti.

Nella sua relazione Rifkin ha ripreso con enfasi la sua critica al modello capitalistico e la necessità di contrapporre a questo modello forme di produzione, di consumo e di vita centrate sui beni comuni secondo le tesi esposte nel suo ultimo libro “La società a costo marginale zero” (2014) (una interessante recensione di Valerio Castronovo si trova a: http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-10-05/si-avvicina-era-condivisione-081509.shtml?uuid=ABm3qA0B).

Mouffe ha sostenuto la tesi che il calo di interesse per la democrazia con il conseguente disinteresse sia dovuto al fatto che nelle democrazie contemporanee le scelte offerte ai giovani nel momento elettorale non sono vere alternative perché destra e sinistra ripropongono il comune schema neoliberale. Un po’ come chiedere a uno se preferisce la CocaCola o la PepsiCola senza offrirgli una vera alternativa. Di qui la necessità invece di proporre una vera alternativa socialdemocratica al neoliberismo per realizzare una democrazia “agonistica” (cfr. il suo ultimo libro Agonistics: Thinking The World Politically. London – New York: Verso, 2013.). Serve per questo riaprire un canale di comunicazione tra i partiti tradizionali e i nuovi movimenti ed essere consapevoli dell’importanza delle “passioni” in politica: solo proponendo ideali per cui battersi si può riconquistare la passione dei giovani per la politica.

Landemore ha descritto la democrazia contemporanea come una mera competizione tra elites assai omogenee tra loro, che sono rappresentative degli stessi gruppi sociali. Si tratta di introdurre quanti più possibili elementi di “diversità” nel sistema per allargare la “rappresentatività” della democrazia, altrimenti essa rischia di fare la fine dei regimi liberali ottocenteschi che escludevano la maggioranza dei più deboli. Si tratta ancora di dare voce ai cittadini e non solo di dare loro il voto; di chiedere che cosa vogliono e non solo di offrire loro risposte; di sperimentare forme di innovazione della democrazia ricorrendo a tutte le possibilità che oggi anche la tecnologia mette a disposizione (cfr. il suo libro Democratic Reason:
Politics, Collective Intelligence, and the Rule of the Many, 2012).

Insomma un confronto molto interessante con alcune delle voci più stimolanti del dibattito internazionale sulla democrazia, decisamente critiche nei confronti del paradigma dominante.

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