MICHELE NICOLETTI. Signor Presidente, colleghi e colleghe, signor Presidente del Consiglio, a nome del Partito Democratico voglio esprimere il nostro voto favorevole alla risoluzione di maggioranza e il nostro convinto sostegno all’iniziativa del Governo in occasione del prossimo Consiglio europeo.
Giustamente, Presidente, ha ricordato come si tratti di un Consiglio che cade all’interno di una svolta della politica europea, l’ultimo di una fase quando già se ne è avviata una nuova. Spiace sentire in quest’Aula che qualcuno non si è accorto di questa svolta che è avvenuta a livello europeo. Di questa svolta, di questa nuova fase il nostro Paese è stato un iniziatore e un protagonista e l’impegno che questo Parlamento dovrebbe assumere con forza dovrebbe essere anzitutto quello di premere con coraggio, con ancora maggiore coraggio, in direzione di una svolta nella politica europea. In quale direzione? Anzitutto, in quella fondamentale di una più forte Europa comunità politica. Lo ha detto il Presidente del Consiglio, l’Europa sarà una comunità o non sarà. Penso che dobbiamo dire una comunità politica.
La cifra dell’iniziativa politica italiana non può non essere che quella di un forte europeismo che non si scoraggia di fronte alle difficoltà e che non smette mai di avanzare nella direzione del sogno di tanti europeisti degli Stati uniti d’Europa. È sotto gli occhi di tutti la contraddizione tra le immense potenzialità dell’Unione e la fragilità di una costruzione che ha messo in comune strumenti monetari o discipline di bilancio e non invece politiche fiscali, politiche economiche, politiche sociali. Ma gli storici ce lo confermano: i processi di unificazione monetaria funzionano solo se accompagnati e sostenuti da processi di unificazione politica. In questa prospettiva, l’idea di un’Europa più comunità, comunità politica, è davvero un’idea che va costantemente riaffermata e che può trovare, nel semestre italiano e nell’azione della nuova Commissione, una grande opportunità. La nuova Commissione va in questa direzione di un’Europa più politica e, per la prima volta, la presidenza della Commissione è anche il frutto di un voto popolare.
Il ruolo del Parlamento si è fatto più significativo e forte. L’indirizzo politico non è più solo nelle mani delle dinamiche intergovernative, ma riposa un po’ di più nelle mani dei cittadini. E non ci sfugge il fatto che, in mezzo alle difficoltà, sta crescendo un sistema politico europeo, un sistema di partiti europei, che incide anche sul nostro quadro politico, una sfera pubblica europea. Questa direzione va rafforzata decisamente attraverso l’azione italiana nel semestre ed oltre il semestre. In questa prospettiva si comprende meglio, oltre tutte le critiche, l’insistenza italiana sulla politica estera come elemento qualificante di questo processo e la candidatura di Federica Mogherini quale Alta rappresentante dell’Unione, a cui facciamo i nostri auguri più cordiali, ora che, tra poco, cominceranno i lavori della nuova Commissione.
La politica estera è uno dei grandi pilastri di ogni comunità politica ed avere in quella posizione una convinta europeista vuol dire non solo mostrare la consapevolezza che oggi come non mai la politica estera è la politica interna del mondo, ma anche indicare una via, quella di una più forte soggettività politica dell’Europa in quanto Europa nel mondo, nella consapevolezza che o l’Europa agisce insieme o non agirà per nulla, soprattutto di fronte agli scenari drammatici che sono stati prima descritti. In questa direzione, il nostro Governo dovrebbe rilanciare anche con forza la prospettiva di un sistema di difesa europeo: ciò libererebbe risorse importanti e sarebbe davvero una testimonianza formidabile della volontà di fare sul serio. Era il sogno di De Gasperi ed anche di
Churchill, subito dopo la seconda guerra mondiale. Conosciamo il fallimento di quel progetto, ma non si capisce perché noi non dobbiamo rilanciarlo con forza.
Ha ragione il Presidente del Consiglio ad indicare i fronti orientali e meridionali su cui si gioca la sfida dell’Unione e noi condividiamo quanto è stato detto. Sarebbe grave se, dopo il crollo del muro di Berlino e dopo le primavere arabe, nuovi muri si alzassero ad est, tra l’Europa e la Russia, e a sud, in mezzo al mare. Oggi come non mai abbiamo bisogno di politiche estere di cooperazione ed ora che per la prima volta il nostro Ministero degli affari esteri si chiama Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, oggi come non mai abbiamo bisogno di delineare una politica estera fatta di cooperazione e di ponti. Ciò non vuol dire venir meno ai fondamentali principi del diritto internazionale, lo ha ricordato bene il Presidente Renzi, anche quelli che riguardano l’integrità territoriale dell’Ucraina e degli altri Stati, o le fondamentali esigenze e i doveri di sicurezza e di lotta al terrorismo ed ai trafficanti di esseri umani ad est come a sud, ma abbiamo bisogno di instancabile riproposizione del dialogo e di maggiori politiche di sviluppo. Si guardi a come l’Europa è uscita dalle macerie dei regimi autoritari del Novecento: non attraverso politiche restrittive o repressive, ma attraverso grandi piani di sviluppo nazionali ed internazionali.
Il Mediterraneo ha bisogno, certo, di azioni umanitarie, ma avrebbe bisogno anche di un grande piano Marshall dell’Europa. Per questo apprezziamo e sosteniamo le politiche di sviluppo, non solo perché ormai è evidente che senza queste politiche si va verso il fallimento economico non di singoli Paesi, ma dell’intera zona euro, ma anche perché non c’è Europa senza rispetto e promozione di tutti i diritti: dei diritti civili, politici, ma anche dei diritti sociali. I pilastri della Costituzione europea sono la Convenzione europea dei diritti umani del 1950 e la Carta sociale dei diritti sociali del 1961. Sono diritti indivisibili, come è ormai riconosciuto da tutte le agenzie dei diritti umani. E ci sono gli insegnamenti dei grandi maestri. Penso alla grande lezione di Norberto Bobbio che diceva, a proposito dei diritti sociali, della casa, del vestiario, dell’istruzione, del lavoro, dell’accesso alla salute, che sono presupposti, precondizioni per il godimento degli altri diritti perché un individuo istruito è più libero di uno incolto, un individuo che ha un lavoro è più libero di un disoccupato, un uomo sano è più libero di un malato.
E le politiche del passato hanno sinceramente messo a rischio diritti importanti in Europa. Si pensi alle drammatiche condizioni di tanti cittadini greci o al dramma della disoccupazione giovanile. E pensare che questo era al centro delle preoccupazioni dei primi europeisti. Un bel passaggio del Manifesto di Ventotene di Spinelli è proprio dedicato all’impegno europeo per offrire ai giovani uguali possibilità di farsi avanti nella lotta per la vita. Dobbiamo andare in questa direzione. L’Europa dei diritti è un’Europa dei diritti a tutto tondo, umani, civili, politici e sociali. E per questo è un grande segnale quello che è stato dato stamattina e annunciato dal Presidente Juncker con gli investimenti che ci stanno davanti. E, a questo proposito, vogliamo ricordare che se è giusto rispettare il 3 per cento del deficit, è giusto rispettare tutti i 3 per cento, anche quel 3 per cento che la Commissione europea si è impegnata a raggiungere a proposito di investimenti in ricerca e sviluppo entro il 2020. Infatti, non c’è crescita senza investimenti in ricerca e sviluppo.
Il Rinascimento italiano è stato anche questo: grandi investimenti dentro la scienza e la cultura. E concludo, Presidente, perché la risoluzione della maggioranza si chiude con un richiamo alle politiche migratorie e alla necessità di difendere e tutelare in modo congiunto i diritti umani. Voglio dire che Mare Nostrum ha cambiato il volto del nostro Paese. Ci siamo presentati a Strasburgo non più sul banco degli imputati, come è accaduto con le condanne a proposito dei respingimenti, ma ci siamo presentati come protagonisti di una grande operazione di umanità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Questa operazione noi la vogliamo continuare perché l’Europa è anche questo, è anche la rivolta contro la disumanizzazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Risoluzione di maggioranza 22.10.2014

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