Sarebbe del tutto irresponsabile intervenire sulla legge elettorale, dopo anni di tentativi naufragati, varando meccanismi che sottraggono ai cittadini il potere di determinare con il proprio voto l’indirizzo politico del governo. Sarebbe la smentita più clamorosa di un prospettiva riformatrice delle istituzioni che ha caratterizzato i democratici italiani con l’Ulivo prima e il PD poi e sarebbe un colpo mortale assestato al Parlamento che verrebbe accusato dai cittadini di essere un’assemblea inconcludente, incapace di produrre stabili assetti di governo. Lavoriamo piuttosto su alcune modifiche all’attuale legge elettorale che potrebbero consentire non solo la realizzazione di quella norma di salvaguardia che oggi si invoca, ma anche il rafforzamento di quella democrazia dell’alternanza che deve rimanere l’obiettivo fondamentale di chi sogna un Paese “normale”.

Intervenendo sulla presente legge elettorale occorre (1) correggere gli aspetti problematici segnalati dalla Corte Costituzionale, (2) assicurare al tempo stesso la formazione di maggioranze politiche stabili in Parlamento e (3) ricostruire un corretto rapporto tra elettori ed eletti attraverso l’espressione di un voto personale che consenta ai cittadini di esprimere la propria preferenza non solo nei confronti di un partito politico, ma anche nei confronti di un singolo rappresentante.

Per quanto riguarda il primo aspetto (1), è indispensabile introdurre in legge il requisito del superamento di una soglia minima per l’attribuzione del premio di maggioranza. Senza soglia la lista o la coalizione vincente si troverebbe ad avere in Parlamento un numero di seggi pari al doppio dei seggi spettanti in un meccanismo di riparto proporzionale semplice il che porta ad una insopportabile disparità di trattamento tra il peso dei voti degli elettori della coalizione vincente e quello dei voti delle altre liste. E in democrazia i voti si devono contare e non pesare. Con la soglia si mantiene invece entro uno scarto accettabile il rapporto voti raccolti/seggi attribuiti tra la coalizione vincente e le altre coalizioni per rispondere ai sospetti di incostituzionalità della presente disciplina. Tale soglia può venire fissata al 40% dei voti validamente espressi su base nazionale.

(2) È chiaro però che la mera fissazione di una soglia non è sufficiente a garantire la formazione di una maggioranza stabile in Parlamento e dunque la possibilità del formarsi di un governo coerente con l’indirizzo politico espresso dai cittadini. Chi dunque non intende rinunciare a riconoscere ai cittadini il potere di indicare attraverso il proprio voto non solo i propri rappresentanti, ma anche l’indirizzo politico di governo, deve ricercare meccanismi alternativi che consentano, in un quadro di frammentazione, di evitare la situazione di stallo. Per questo lo strumento principe è quello del cosiddetto doppio turno di coalizione, ossia del ballottaggio tra le due liste o coalizioni che hanno conseguito il miglior risultato al primo turno senza aver superato la soglia del 40%. Il voto di ballottaggio consente di attribuire il premio di maggioranza a quella coalizione che, pur non avendo raggiunto la soglia minima al primo turno, risulta comunque vincente in un confronto diretto e ricava da questo la sua legittimità ad ottenere la maggioranza dei seggi parlamentari. In secondo luogo occorre intervenire sul meccanismo di distribuzione del premio di maggioranza al Senato rendendolo omogeneo a quello della Camera, in attesa di una modifica costituzionale che superi il bicameralismo perfetto e riservi alla sola Camera dei Deputati il voto di fiducia al Governo.

(3) Una terza criticità della presente disciplina elettorale riguarda le cosiddette liste bloccate che di fatto impediscono ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, incrinando così la stessa idea di “mandato” parlamentare. L’espressione di un consenso nei confronti di un simbolo e non di una persona indebolisce in modo radicale la responsabilità personale del rappresentante nonché la possibilità che i cittadini si possano riconoscere nell’agire dei propri rappresentanti. Dal momento che l’attuale disciplina elettorale prevede la suddivisione del corpo elettorale in circoscrizioni plurinominali, l’unico modo per restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti è l’introduzione del voto di preferenza.
Affinché il voto di preferenza possa però contribuire positivamente alla ricostruzione di un rapporto fiduciario tra elettore ed eletto, è essenziale che la dimensione delle circoscrizioni elettorali sia tale da consentire un’uguale possibilità a tutti i candidati di raggiungere l’intero elettorato senza dover ricorrere a spropositate spese elettorali, che introdurrebbero oggettive disparità tra i candidati, oltre che prestare il fianco a potenziali fenomeni corruttivi. Si ritiene peraltro necessaria l’introduzione di un tetto massimo di spese per le campagne elettorali dei singoli candidati, nonché il controllo severo e la repressione di eventuali voti di scambio.
A tal fine si ritiene necessaria un’opera di dimensionamento delle circoscrizioni elettorali su ambiti territoriali ridotti, in cui eleggere al massimo 10-12 deputati.

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