Quando, qualche anno fa, ho deciso di impegnarmi attivamente nella vita politica, scegliendo di dare vita insieme a milioni di persone al Partito Democratico, l’Italia era considerata il “Paese del cucù” per via delle trovate dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che agli incontri internazionali anziché discutere dei problemi dell’Italia e dell’Europa si divertiva a fare il buffone. Di fronte a tanta umiliazione, impegnarmi in politica mi sembrava il minimo che uno potesse fare per cercare di riscattare l’immagine e la vita concreta del nostro Paese. Mi sembrava un dovere per me che come docente universitario ho il grande privilegio di stare ormai da tanti anni in mezzo agli studenti, di sentire le loro speranze, le fatiche, le amare delusioni di fronte a un mondo che pare essersi mangiato il loro futuro. Dopo qualche anno abbiamo visto dove ci ha portato il governo Berlusconi con la sua tragica incapacità di fronteggiare con serietà la gravissima crisi finanziaria ed economica. Ed ora vuole ritornare. Il nostro impegno non può fermarsi in questo momento. Dobbiamo fare ancora, insieme, uno sforzo per dare un futuro europeo al nostro Paese.

Il governo Monti ha ridato credibilità alle nostre istituzioni politiche. Ha saputo arginare la caduta drammatica della nostra reputazione di fronte agli investitori internazionali, ha saputo introdurre elementi di rigore nella finanza pubblica, ha ridato fiato all’idea di un più forte governo unitario della politica europea. Ma ciò non basta. I problemi strutturali del nostro Paese stanno ancora davanti a noi: disoccupazione giovanile e femminile, scarsa produttività delle imprese, poca politica ambientale, insufficienti investimenti in scuola, formazione, università, ricerca, crescenti disuguaglianze tra le classi sociali.
Alla politica del rigore si deve accompagnare un’idea di sviluppo. Un’idea di Paese, un’idea di come stare insieme in un periodo che sarà ancora difficile e che non può non essere all’insegna di una profonda solidarietà. L’individualismo ha fatto i suoi danni e le sue vittime. Ora si tratta di valorizzare le capacità individuali, di spronare la creatività, di dare libertà alle persone, ma anche di farsi carico degli altri. I problemi dei giovani, delle donne, degli anziani, degli immigrati, dei bambini – in una parola dei più deboli – non sono i “loro” problemi, ma sono il nostro assillo. E sono loro la nostra forza, se solo sappiamo offrire loro opportunità di vivere, di realizzarsi. Trascineranno nella realizzazione della loro vita anche la nostra vita, molto più di quanto non possano fare i forti. Perché tanto più forte è in loro la voglia di vivere. Ed è di questa voglia che abbiamo bisogno.

La mia idea di una politica democratica si trova qui e ho cercato di attuarla in questi tre anni in cui ho avuto la fortuna di fare – da volontario – il “segretario” provinciale del PD. E a chi dice che la politica è uno schifo, dopo aver trascorso serate e giornate con giovani e anziani iscritti e tesserati, con amministratori locali competenti e appassionati, posso dire che ho visto al centro la preoccupazione non per se stessi, ma per la vita di tutti; ho visto marciare silenziosi per difendere il lavoro e la dignità, ho visto sdegnarsi e sperare, e aprire seggi domeniche, e discutere, leggere, informarsi, studiare libri, documenti, siti per capire, contrastare, convincere i vicini e i lontani; ho visto montare e smontare instancabilmente gazebo, raccogliere firme, infornare biscotti, cuocere braciole, spillare birra, montare palchi per noi e per gli altri; ho visto fare le notti insonni per andare in piazza S. Giovanni a sentire il Segretario Nazionale in mezzo a migliaia di bandiere; ho visto fare e anche stracciare tessere per la passione, l’amore e la rabbia che si mette in politica. E la politica, così impregnata di vita umana è tutto questo e se non si vede dal di dentro non si capisce ben bene e per questo è un’incomparabile esperienza di vita poter stare dentro la durezza della politica anche con la sua apparente aridità. E consiglierei a tutti di farla per un po’. Anche ai professori, a cui magari piacerebbe governare senza dover passare da questa temperie. Ma per chi è democratico – e vuole la democrazia ossia il governo del popolo, per il popolo, con il popolo (A. Lincoln) – questo “con” il popolo è la cosa più bella e difficile. E per me il segretario Bersani è stato un bell’esempio di politica democratica, popolare, repubblicana. E di questo l’Italia ha bisogno: di una politica che torni a fare del popolo il sovrano.

Se dovessi essere candidato e poi eletto al Parlamento, sulla base delle mie esperienze, mi sforzerei di dare un contributo in uno di questi tre settori:

1. Riforma delle istituzioni e politica dei diritti: mi sono occupato di questioni di dottrina dello Stato confrontando esperienze costituzionali italiane e tedesche su temi quali la libertà di coscienza e i diritti civili e nel PD ho lavorato nella Commissione Diritti. Mi piacerebbe che il nostro Paese fosse un po’ più europeo nella tutela dei diritti e procedesse immediatamente a una riforma della legge elettorale, nonché ad alcune essenziali riforme costituzionali. Come membro della Commissione dei 12, mi piacerebbe anche lavorare a una valorizzazione della nostra autonomia speciale, sottraendola alla critica demolitrice e restituendola alla sua funzione originaria in una chiave europea;

2. Politica della scuola, dell’università, della ricerca: oltre al mio lavoro di docente, ho fatto parte di Comitati di Valutazione del sistema scolastico e ho diretto progetti e strutture di ricerca universitaria. Penso che abbiamo bisogno di più investimenti in questo settore, fatti in modo mirato, sobrio, centrati sui giovani, internazionalizzando sempre più la nostra comunità scientifica ma esaltando la straordinaria ricchezza della vita e del patrimonio culturale italiano. Dobbiamo dare chances a tutti, far sì che i più bravi possano raggiungere il massimo delle loro possibilità a favore di tutti, e differenziare il sistema dell’alta formazione perché tutte le strutture non possono fare tutte la stessa cosa. Un bell’esempio di politica democratica dell’educazione pubblica rimane quello della California che si trova qui;

3. Politica europea e internazionale: l’Europa è la nostra patria e il mondo il nostro orizzonte e se tenessimo lo sguardo fisso sull’Europa e sul mondo capiremmo assai meglio i nostri problemi, daremmo loro la giusta dimensione e troveremmo forse qualche buona idea per cominciare a risolverli. Mi piacerebbe poter collaborare a definire una più incisiva presenza politica e culturale dell’Italia nell’Europa e nel mondo.

Ma più di tutto mi piacerebbe alla fine del mandato poter dire di aver fatto qualcosa di realmente utile per il mio Paese. E non è cosa che si possa far da soli, ma solo con l’aiuto dei cittadini.

Qualche anno fa avevo scelto come motto lo stesso motto che Sophie Scholl e i giovani della Rosa Bianca tedesca avevano scelto: “Bisogna avere un cuore tenero e uno spirito duro”. Oggi, di fronte alle sfide ancora più difficili di ieri, non saprei trovarne uno migliore. Grazie a quanti vorranno darmi il loro contributo di idee, di critica, di sostegno.

Michele Nicoletti

  1. Ho molto apprezzato la Presentazione della Candidatura , soprattutto xchè indica gli ambiti di futuro impegno. Ero interessato a capire, ma non riesco a trovare il link a educazione pubblica in California. In bocca al lupo!!!!!!!

  2. Agostino Toffoli says:

    Come non essere d’accordo con il suo articolo pubblicato sull’Unità del 10 marzo, tuttavia lo trovo carente per quanto riguarda gli impegni concreti e le proposte. Ad esempio mi piacerebbe sapere se l’autore è favorevole o contrario al finanziamento pubblico dei partiti e cosa intende fare a questo proposito.
    Aderirà all’iniziativa in tal senso di un gruppo di deputati “renziani”?
    Non crede che sarebbe opportuno prendere subito un’iniziativa concreta in Parlamento per utilizzare immediatamente le risorse finanziarie ricavate dalla diminuzione dei costi della politica per l’abbattimento selettivo della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese “virtuose” che creano occupazione giovanile o che assumono “esodati”?
    Non crede che il Consiglio e la Giunta della provincia di Trento stiano facendo troppo poco per abbattere i costi della politica?
    Come giustifica la spesa folle di 1,7 miliardi prevista per il NOT a Trento, subito dopo aver finito di restaurare il Santa Chiara, con la prospettiva di appaltare ai privati servizi essenziali per il funzionamento della sanità, con il rischio di seguire i pessimi esempi che abbiamo visto realizzare in altre regioni.
    Cosa pensa della politica economica, seguita troppo spesso dalla P.A.T. e dal comune di Trento, consistente nell’assecondare operazioni speculative discutibili ad opera di privati con oneri a carico dei contribuenti (es. trasferire all’area Italcementi scuole come l’ITI ed il Pozzo interessate recentemente da importanti lavori di ristrutturazione per salvare la società Piedicastello indebitata per operazioni immobiliari che hanno favorito nel 2005 solo l’ISA)?
    Se posso sabato 6 aprile parteciperò alla riunione nella sede di Trento
    Agostino Toffoli

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