La libertà è indivisibile. L’attacco alla libertà di uno è un attacco alla libertà di tutti. Fino a quando la società sarà divisa nell’indifferenza, e gli uni osserveranno in silenzio la persecuzione degli altri, nessuno si affrancherà dalla manipolazione generale.

Václav Havel


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Václav Havel drammaturgo e statista, ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo presidente della Repubblica Ceca, iniziò un’intensa attività politica, culminata con la pubblicazione del manifesto Charta 77, la cui scrittura prese spunto dall’imprigionamento dei componenti la formazione musicale ceca di musica psichedelica dei Plastic People of the Universe. Il suo attivismo politico di dissidente gli costò cinque anni di prigione.

Il 29 dicembre 1989, nella sua qualità di capo del Forum Civico, fu eletto presidente dall’Assemblea Federale. Dopo le libere elezioni del 1990 mantenne la presidenza. Nonostante le crescenti tensioni interne, Havel si batté con vigore per il mantenimento della federazione fra Cechi e Slovacchi in occasione della dissoluzione della Cecoslovacchia, il cosiddetto Divorzio di Velluto. Il 3 luglio 1992 Havel, unico candidato alla presidenza, non fu eletto a causa del mancato sostegno dei rappresentanti slovacchi. Il 20 luglio, dopo la dichiarazione di indipendenza della Slovacchia, Havel rassegnò le dimmissioni.

Dopo la creazione della Repubblica Ceca, Havel si candidò alla presidenza nelle elezioni del 26 gennaio 1993, risultando eletto. Nonostante le precarie condizioni di salute e tre interventi chirurgici è stato rieletto nel 1998.

Havel é stato capace di spezzare il binomio “rivoluzione e morte”, e di realizzare una rivoluzione senza vittime. Havel, uomo simbolo del dissenso e dell’opposizione al regime, fu tra i fondatori e il principale portavoce del movimento Charta 77 che chiedeva il rispetto dei diritti umani e civil, il moviemnto capace di tenere le menti desti, di disporre lo spirito e la coscienza umana contro apparati onnipotenti e totalitari.  Charta 77 riuniva persone e gruppi molto diversi accumunati da una motivazione innanzitutto morale.

«Derivò dal desiderio – racconta Havel– di oltrepassare l’orizzonte degli interessi personali, di chiedere di partecipare alle cose pubbliche, di smettere di elogiare gli abiti del re nudo per dire invece la verità; di comportarsi, insomma, in accordo con la propria coscienza e, semplicemente, di raddrizzare la schiena, da uomini».

Un esempio vivo più che mai ed attuale anche per il presente e per il futuro dell’Europa e delle sue genti. 

L’Europa ha bisogno di nuove forme partecipative.  Nell’idea di Havel «L’autentica partecipazione dei cittadini, dei gruppi sociali, dei comuni e delle regioni costituisce il terreno migliore per la solidarietà, che non può provenire solo dallo Stato. In un grande organismo sovrastatale come l’Unione europea, che deve funzionare come strumento di solidarietà, occorre che il vero fondamento civico sia ancora più profondo e solido. Quindi, la vitalità dell’Unione europea dipende tra l’altro, e forse soprattutto, dalla misura in cui i suoi cittadini faranno proprio lo spirito di appartenenza civica europea».

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Abbiamo discusso di Europa, piccole patrie, autogoverno locale e partecipazione civica  al Circolo del PD di Sopramonte (TN) in una bella serata con Michele Nardelli e Giuseppe Ferrandi.  Di come sia possibile conciliare una più forte Europa politica con un più forte protagonismo delle regioni anche transfrontaliere come l’euroregione alpina. Uscire dal pensiero politico unico e accogliere pluralità e diversità ma al tempo stesso tenere ferma l’uguaglianza dei diritti fondamentali senza la quale nuove gravi discriminazioni potrebbero farsi strada. “La libertà è indivisibile” ci ricorda Havel. Se la perde anche una sola persona, la perdiamo tutti. Per difenderla non bastano le parole, occorre “raddrizzare la schiena”.

Quando eravamo ragazzi la notizia di un giovane studente ceco di filosofia, Ian Palach, che si era dato fuoco sulla piazza di san Venceslao a Praga per protestare contro la repressione sovietica ci aveva ammutolito. Tanto grande può essere l’amore per la libertà? Tanto disperante può essere il vedere il proprio paese e le speranze di tutti calpestati dai carriarmati? E’ uno degli eventi più straordinari di questa Europa tanto bistrattata la riconquista della libertà per tanti popoli. Dobbiamo riperderla?

  1. Professor Nicoletti,
    so che non può passare il tempo a replicare alle mie richieste, visto che sono solo un potenziale elettore, ma questo suo post di oggi mi fa sentire con ancora più forza la libertà elettorale che sento duramente limitata dall’attuale legge elettorale per il Parlamento italiano.
    So che la cosa più sbagliata è mescolare questioni nazionali con questioni europee e critico spesso i partiti che, per propaganda o per nascondere le loro responsabilità istituzionali, mescolano impropiamente i piani e le competenze.
    Ciononostante le chiedo cosa pensa in merito ai tre quesiti referendari del prossimo 21 giugno (a prescindere dalla vergognosa gestione della questione della data), visto che nel mese di febbraio si ventilava anche la modifica della legge elettorale europea con l’eliminazione delle preferenze.
    Grazie

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